venerdì 20 marzo 2015

Tornare a casa

Se si vuole riprendere il ritmo, si deve assecondare la propria aritmia. E quindi, dopo il frastuono e la confusione emotiva mi riprendo piccoli spazi miei ma con una tempistica tutta sballata, almeno per il momento.
E cerco di recuperare con le letture lasciate in sospeso e con letture nuove e molto stuzzicanti.

Le letture nuove: Il mio diritto al ritorno di Edward W. Said, è un’intervista rilasciata dall'intellettuale palestinese al giornale israeliano Ha’aretz in cui si affronta la tematica dolorosa della “impossibilità del ritorno” in terra palestinese e che ho sentito l’urgenza di leggere in questi giorni visto il risultato delle elezioni in Israele. Uno scambio di domanda-risposta
A.S.: Ci odia?E.S.: No. Strano, l’odio non è tra le emozioni che provo. La rabbia è molto più produttiva.
Il libretto è pubblicato da Nottetempo, nella collana “i sassi”.

Poi, per sentirmi super chic: Macchine da scrivere di Corrado Alvaro, Emilio Cecchi e Giorgio Manganelli. Un tris di esaltazione delle macchine composto da scritti riediti dalla casa editrice Henry Beyle che pubblica “ricorrendo ad una composizione monotype e stampa a piombo realizzata con carta Zerkall”. Se vi piace la “metaeditoria” e le raffinatezze.

Continuo infine a seguire la storia di Célio Matemona, il protagonista di Matematica congolese, che usa la scienza matematica come lente per interpretare la politica, la realtà e per sfuggire alla miseria.


Elisa Calabrò
se avete voglia di leggere il post della scorsa settimana, 
andate qui


Nessun commento:

Posta un commento