martedì 13 agosto 2013

Unni è scrittu, leggiri si poti.

Pianissimo è un progetto che ci ha subito colpiti, ci ha talmente colpiti che ci aveva colpiti ancora prima che esistesse un furgoncino di nome Leggìu. E quindi, non senza invidia, abbiamo contattato Filippo Nicosia per ospitare una tappa di questa libreria on the road. Ieri, 12 agosto 2013, Filippo, Serena, Maura e Leggìu sono approdati sul lungomare di Spinesante.

18.00: calma piatta. Nuvole, poca gente al mare, caldo appiccicoso, pochi passanti 
[qui si mette male e si fa una brutta figura…]

18.30: Emanuele, che con cura e passione ha organizzato insieme ad altri lettori del circolo Arci Città Futura un reading sul tema della salute mentale, inizia a leggere ad alta voce 
[dai, che ci si sblocca un po’!]

E così comincia la serata, bella, spontanea e a tratti disorganizzata. Tanti titoli belli sul banco, tanti sorrisi aperti sulle nostre facce e tante chiacchiere.
Dice che in Italia si legge poco, si vende poco ma si scrive molto, la scommessa di una libreria itinerante e di iniziative come quella di ieri sera sul lungomare è rendere la lettura un fatto spontaneo, un atto di condivisione e di socialità.


giovedì 14 marzo 2013

Esercizi di stile


Martedì 12 marzo alle ore 18,00 ci siamo ritrovate e ritrovati a La Feltrinelli di Catania per un altro appuntamento del nostro Tè Letterario. In quell'occasione abbiamo parlato di Esercizi di stile  di Raymond Queneau. Parlare di un libro del genere significa riuscire a parlare dello spirito che sottende alle trasformazioni da equilibrista che l'autore è riuscito ad applicare a un breve raccontino descrittivo alquanto banale nella sua forma di "Notazione", come teso zero a cui imprimere le spinte evolutive della creatività del linguaggio.



mercoledì 13 febbraio 2013

Icaro

Di ali per il volo donne e uomini sono purtroppo sprovvisti, dato che il nostro regno è fatto di gravità. Fin dalla fanciullezza della nostra civiltà - o dalla sua già vecchiezza, per alcuni - il pensiero del Patriarca ci ha voluto inculcare il senso dell'impossibile, la paura per l'arditezza, la censura dell'osare. Il mito di Icaro ha rappresentato lo strumento arcaico per opporre l'ammonimento a non tentare di cambiare lo stato delle cose: dal labirinto preordinato non si può fuggire se non attraverso le sue stesse regole, trovandone l'uscita predeterminata, sempre che ci sia. Non ci è dato rivoluzionare il punto di vista, secondo il quale i piedi stanno sul suolo, ben piantati lì dalla massa del corpo educato al peso. Chi abbia provato a cercare [creare] una via alternativa, un moto differente e altro è finito per restare sconfitto; le ali di Icaro - hýbris contro l'ordine preordinato delle cose - si sono disciolte, troppo vicine al sole [la luce della ragione, della conoscenza, della riuscita]: per questo motivo ci siamo abituati a considerarlo un eroe negativo, un simbolo al contrario, un esempio folle da non seguire, per starcene buoni al posto che ci è stato assegnato.
Facciamo un gran torto al nostro eroe alato se lo biasimiamo per averci provato, per aver tentato di sollevarsi, elevarsi al di sopra delle sue possibilità [o delle possibilità che il mondo, il padre, gli dei gli avevano detto di avere] perché aveva constatato che le mura di quel labirinto avrebbero impedito l'espandersi dei differenti modi di essere al mondo che egli stesso rappresentava.
Un gran torto lo facciamo pure a noi nel considerarlo un eroe fallito, uno stolto arrogante e superbo, un giovane sconsiderato, perché tutti e tutte siamo Icaro in potenza; ciascuno di noi possiede gli strumenti per costruire le proprie ali, di piume, di carta, di ferro, di rametti o di ogni altro materiale adatto a farci spiccare il volo. Non è, in fondo, la materia ciò che qui conta; conta il desiderio.


Ossidi

venerdì 25 gennaio 2013

Tre uomini in barca (per non parlar del cane)

Tre uomini – J., George, Harris – e un cane – Montmorency – discutono (il cane un po' meno, discute, ma obietta assai) su come porre rimedio alla gravosità del vivere quotidiano, alle noie, alle fatiche del lavoro, alle molte malattie che li affliggono. J., voce narrante, è quello con le malattie ipotizzate che si abbandona facilmente alla filosofia e alla visione letteraria del mondo. George è quello che dorme in banca dalle otto alle due, ogni giorno, per lavoro. Harris è il pratico, il rude bevitore di whisky scozzese che non si lascia irretire da nessun pensiero immateriale. Montmorency è un cane un po' carogna e anche un po' vile.