A gennaio 2015 ancora c’è chi, senza vergogna e senza paura,
racconta la favoletta de “la mafia di una volta…” Mi sono trovata l’altro
giorno in una sala d’attesa di una parrucchieria e ho sentito con molto stupore
un giovane parrucchiere, forse più giovane di me, che cercava di convincere una
signora non della qualità del colore per la tinta, ma della
bontà della proposta di Totò Riina: "scarceratemi e vi risolvo il problema dell’Isis".
Ora, non voglio aprire la discussione su carcere e dintorni, ma mi sembra
abnorme che si possa ancora credere alla retorica di una mafia buona, onorevole
e rispettosa, e che pregava sempre…
Al che, come antidoto a queste bestialità mi son letta
subito subito Strage di Natale del collettivo AAS di cui già avevo scritto
qualche settimana fa.
E ve lo consiglio moltissimo: un racconto efficace e sincero
sulla nostra ipocrisia e sul menefreghismo assai diffuso. In ambito di mafia,
certo, ma applicabile anche in altre occasioni.
Non ve lo perdete.