Joel ed Ethan Coen, 2013
Buio in sala. Buio anche sullo
schermo: e nel fascio di luce, il microfono e una figura barbuta che canta
malinconica una malinconicissima ballata – una di quelle impastate con la
disperazione e il cinismo – che racconta di libertà, solitudine e morte, ad un
pubblico assorto e partecipe, in una cantina fumosa ed affollata. È insomma la
quintessenza dell'immaginario folk ciò che vediamo nell'incipit di A
proposito di Davis (Inside Llewyn Davis, 2013), il penultimo lavoro
dei registi/produttori statunitensi Joel ed Ethan Coen. Per raccontarci la
storia di questo cantante folk arrabbiato e male in arnese, che gira New York
con la sua chitarra alla ricerca di una scrittura e di un posto per dormire, in
compagnia di un gatto come lui insofferente alla vita domestica, i Coen si sono
ispirati, secondo quanto da loro stessi dichiarato in più interviste, alla
biografia di un musicista realmente esistito, il chitarrista newyorchese Dave
Van Ronk – ma attenzione alle dichiarazioni dei fratelli di Minneapolis che,
come quelle di altri colleghi registi più anziani, ostili alla lettera
giornalistica, vanno lette all'incontrario (come si ascoltano certi dischi
rock) per scoprirne il messaggio autentico.

