Quando avevo all’incirca nove anni, la mia idea di amore
inglobava solo ed esclusivamente queste tre entità spirituali che consideravo
pressoché indefettibili: le patate arrosto di mia madre, la torta di ricotta
della pasticceria Vissana e la psicosi faziosa di Robbie Williams. Di tanto in
tanto, in base alla succosa offerta, nel mezzo c’infilavo pure qualche micio
randagio, che accudivo con la stessa premura con cui Owen Lars e Beru Whitesun
avevano cresciuto il giovane Luke Skywalker su Tatooine.
